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Che fastidio tirare fuori dalla lavatrice i jeans trapuntati da pallini di carta fradicia.
Vi siete di nuovo dimenticati di svuotare le tasche, eh? No, adesso basta, a ogni lavatrice faccio un check-in completo, ché se mi finisce una monetina negli ingranaggi poi il tecnico non lo pago con la monetina.
E così con coscienza e pazienza perlustrate le tasche di giacche e pantaloni prima dell’ingresso nell’oblò. Ma nelle sue non c’è mai niente. Mai uno scontrino del tabaccaio, un fazzolettino, mai un biglietto della metro, un volantino preso per strada, un accendino, due spicci. Niente. Tasche vuote e immacolate che neanche a chiamare CSI ci trovereste qualcosa.
Questo perché scontrini di bar e negozi, biglietti dei mezzi pubblici o anche ricevute del bancomat riportano date, orari, indirizzi,
dati molto, molto sensibili che potrebbero incastrare lo ST, costringendolo ad arrampicarsi sugli specchi di fronte a prove cartacee della sua presenza in un dato posto a una data ora, e a cadere rovinosamente dagli stessi specchi alla domanda naturalmente conseguente: con chi cazzo eri?
No, lo ST si muove invece felpato come un puma fra le fronde, senza mai lasciare traccia, senza portare nella tana neanche una fogliolina ancora attaccata alla pelliccia.
Desidera una ricevuta della transazione eseguita? No.

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